sabato 27 febbraio 2016

Alla ricerca di un possibile alleato

Come gli animali possono contribuire al nostro benessere


Cari lettori, quante volte ci è capitato di sentire per televisione e radio che il possedere animali domestici contribuirebbe a ridurre lo stress!
Già dalla fine degli anni Novanta questo tema è stato indagato e dibattuto, con esiti controversi.
In questo post vogliamo porvi all’attenzione una ricerca che esplora se l’accarezzare un animale, o un giocattolo simile ad un animale, possa influire sui livelli di ansia in una condizione potenzialmente stressante creata in laboratorio, come è il vedere una tarantola, sapendo che forse potrà essere richiesto di doverla tenere in mano (ma tranquilli...in verità a nessuno dei partecipanti verrà poi effettivamente chiesta una tale prova di coraggio!)
Nel concreto Shiloh e colleghi hanno dunque suddiviso i soggetti in cinque gruppi: ad uno veniva chiesto di accarezzare un coniglio vero durante l’esposizione alla situazione stressante, ad un altro di accarezzare una tartaruga vera, ad un terzo un peluche di coniglio, verosimile all’animale vero, ad un quarto una tartaruga finta, verosimile anche in questo caso a quella reale, e all’ultimo gruppo non veniva fornito alcun oggetto da accarezzare (condizione di controllo).
Le rilevazioni riguardo all’ansia provata sono state prese prima, durante e dopo l’esperimento.
I dati mostrano come solo nelle condizioni in cui si chiedeva di accarezzare un animale vero (coniglio
o tartaruga) si sono riscontrati risultati che provano una diminuzione statisticamente apprezzabile dei livelli di ansia.
Questo vuol dire che per il risultato ottenuto non hanno influito variabili come la morbidezza della superficie da accarezzare, né il gesto dell’accarezzare di per sé.
Ciò che ha influito sul risultato è apparso invece proprio il fatto di accarezzare un animale vivo!
Alcuni interpretano questo risultato in termini di bisogno naturale dell’uomo di affiliazione (Levinson, 1972), altri invece portano spiegazioni di stampo maggiormente cognitivo, chiamando in causa l’“ipotesi dello spostamento attentivo”, secondo cui gli animali contribuirebbero a spostare l’attenzione del soggetto dallo stressor (Brickel, 1982). Questo meccanismo avverrebbe per le loro caratteristiche intrinseche di questi amorevoli esserini: infatti sono imprevedibili, interattivi e fonti di stimoli per vista, tatto e udito (Clark, 1999).

Lo spazio agli scetticismi in questo caso è più che lecito, ma senza dubbio questa ricerca apre uno scenario di possibili approfondimenti per un uso della pet therapy sempre più promettente...oltre che a maggiori coccole per i vostri amici a quattro zampe!
 



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