giovedì 25 febbraio 2016

Disturbo post-traumatico da stress

Storia, sintomi e durata del PTSD





Cari lettori se volete conoscere veramente lo stress, questa è una pietra miliare!
Partiamo dalla definizione: il disturbo post-traumatico da stress (Post-Traumatic Stress Disorder, PTSD), è una risposta estrema ad un evento grave, catastrofico o violento.



Inizialmente l’insieme dei sintomi furono definiti in diversi modi: nevrosi da guerra, cuore del soldato, shock post-traumatico. Leggendo questi nomi è facile intuire come lo studio del PTSD sia iniziato a seguito delle grandi guerre che si sono verificate in tutto il mondo.
Infatti il PTSD si manifestava prevalentemente in soggetti esposti ad eventi stressanti di gravità estrema, capaci di mettere a repentaglio la propria vita e quella delle persone vicine.
Nel 1980 è stato inserito ufficialmente nel manuale diagnostico dell’American Psychiatric Association (DSM).
In seguito diversi studiosi hanno  ampliato gli orizzonti della ricerca sul PTSD, valutando la possibilità che la stessa sintomatologia potesse colpire anche chi è soggetto a traumi meno catastrofici  sempre in riferimento ad una “gravità oggettiva estrema”.
Dunque i fattori di stress che hanno una maggiore probabilità di provocare un PTSD sono quelli inflitti volontariamente da altri esseri umani (es. combattimento, stupro, maltrattamenti). 
Eventi di diversa natura che possono facilitare l’insorgere di un PTSD sono inoltre: incidenti, uragani, terremoti, incendi, inondazioni…

Il criterio fondamentale per la diagnosi del PTSD è la passata esposizione ad un evento traumatico. La persona deve essere stata direttamente coinvolta – o avervi assistito – in un evento che ha implicato la morte o il suo pericolo. L’evento deve aver generato paura intensa, orrore o senso d’impotenza.

Passiamo ora ai sintomi, raggruppati in tre categorie principali:
  • Rivivere l’evento traumatico (sogni o ricordi spiacevoli ricorrenti e intrusivi dell’evento);
  • Evitamento degli stimoli associati con l’evento (sforzi per evitare pensieri, sensazioni o conversazioni associate al trauma; incapacità di ricordare qualche aspetto importante del trauma);
  • Sintomi di aumentata attivazione fisiologica (difficoltà a dormire, agitazione, irritabilità).
Ma quanto dura il PTSD?
  • Il PTSD acuto che si verifica in un periodo compreso tra 1 e 3 mesi.
  • Il PTSD cronico che si applica quando il disturbo si protrae per più di 3mesi.
  • Il PTSD a esordio ritardato che descrive sintomi che si manifestano oltre 6 mesi dopo l’evento traumatico.  
E la soluzione?

Per un PTSD semplice (ad esempio dopo un incidente) sono sufficienti trattamenti standardizzati e validati dall'esperienza, anche a breve termine, come gli approcci cognitivo-comportamentali e l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing). 
Invece per traumi più complessi queste terapie possono risultare insufficienti, infatti in questo caso  tra gli approcci più utilizzati si ritrova il modello di trattamento “phase oriente”.

Ora che conoscete il nemico, potete vincere la battaglia!



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