sabato 27 febbraio 2016

La realtà è virtuale?

Alcune applicazioni cliniche della Realtà Virtuale nel campo dello stress e delle fobie



In questo post vogliamo spiare per così dire “dal buco della serratura” la famosa Realtà Virtuale
(VR), che in questo ultimo periodo, grazie anche all’immissione in commercio su larga scala di prodotti che ne consentono un utilizzo ludico oltre che clinico, si sta facendo conoscere non senza dibattiti e scetticismi.
Nel nostro caso però ne parleremo incentrandoci sui potenziali benefici che sta portando nell’ambito esclusivamente clinico.
Dopo che numerose ricerche condotte negli ultimi anni hanno dimostrato l’efficacia della VR nel curare alcuni tipi di disturbi, vogliamo illustrarvi gli aspetti innovativi che ha l’utilizzo di tale tecnica rispetto a quelle tradizionali usate per curare ad esempio fobie e disturbi da stress post-traumatico .
Le modalità classiche più diffuse consistono innanzitutto nelle terapie di esposizione in vivo, dove l’individuo è immerso in situazioni della sua realtà quotidiana, e in quelle di esposizione prolungata, dove sostanzialmente le sedute, e quindi anche la durata di esposizione allo stimolo in questione, vengono ampliate temporalmente.
Un'altra tecnica largamente diffusa è quella della terapia immaginativa, che si basa sul principio di far, per l’appunto, immaginare al paziente situazioni per lui paurose, o comunque problematiche, con l’obiettivo di promuovere un confronto con le proprie memorie che causano disagio. Le assi portanti di questa tecnica sono la motivazione, la cooperazione e la concentrazione del paziente, e il suo coinvolgimento emotivo è uno degli ingredienti fondamentali per una buona riuscita della terapia. Questa tecnica, sebbene mostri dei casi in cui è efficace, per quanto riguarda la cura del PTSD può risultare un terreno pieno di ostacoli, in quanto l’evitamento è proprio uno dei principali sintomi.
Per ovviare a simili inconvenienti, la VR, e nello specifico la VRET (Terapia di Esposizione alla Realtà Virtuale), sembra essere una strada feconda.
Questa, attraverso uno schermo vicino agli occhi, mostra al soggetto uno scenario verosimile alla realtà, e cerca di escludere gli stimoli ecologici dell’ambiente in cui il soggetto si trova realmente, per sostituirli con quelli provenienti dal computer, creando l’illusione di essere effettivamente nel mondo virtuale proposto.
Nel caso del PTSD si stanno progettando programmi che oltre a proporre al soggetto stimoli visivi, gli forniscano anche delle integrazioni sonore, tattili, olfattive e propriocettive (come una pedana che riproduce boati e scosse), funzionali a rivivere, e quindi rielaborare, l’esperienza traumatica in tutta sicurezza e sotto il pieno controllo del clinico competente che può andare a modificare e moderare gli stimoli di esposizione.
Invece ciò  per cui ora ci si sta interrogando è se questo strumento sia etico, in quanto è stato riscontrato che può produrre effetti collaterali lievi e moderati sia dal punto di vista fisico (disorientamento, disturbi visivi, nausea), sia psicologico (stress, dipendenza, isolamento, allucinazioni).
Inoltre grazie alla grafica sempre più avanzata, l’avatar del paziente ricreato nel mondo virtuale è sempre più verosimile, andando a risultare come una forte estensione del soggetto nel mondo proposto; questo comporta l’interrogativo di quali interazioni siano eticamente possibili da proporre all’avatar nell’ambiente di cura e quali no.

Certo è che, dati i presupposti, la Realtà Virtuale farà sempre più parte della nostra realtà.








Letture prêt à porter:

Gerardi, M., Cukor, J., Difede, J., Rizzo, A., & Rothbaum, B. (2010). “Virtual Reality Exposure Therapy for Post-Traumatic Stress Disorder and Other Anxiety Disorders.” Curr Psychiatry Rep,12, 298–305.

Graber, M. & Graber, A. (2010). Get Your Paws off of My Pixels: Personal Identity and Avatars as Self. JMIR Publications, 12.

Levy, C., Randall, M., Oliverio, J.,& Sonke, J. (2010). Healing the Wounded Warrior: Virtual Environments for Therapeutic Solutions (VETS). Digital Worlds Institute,


Patterson, J., & Nanni, N. (2015). Virtual Reality Exposure Therapy (VRET) for combact-related post-traumatic stress disorder (PTSD). Conference Session A11, 30 Gennaio, Università di Pittsburgh, Pennsylvania.


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