Cari lettori, facciamo un po' di chiarezza sullo "stress" e sulla sua storia... potreste scoprire dei lati inaspettati!
In psicologia questo sostantivo viene utilizzato per la prima volta da Walter Cannon nel 1932, come sinonimo di "stimolo nocivo".
Invece, il primo a definirlo fu il medico Hans Selye, prendendo in prestito il termine dal campo della fisica, che indicava una forza che deforma per compressione, trazione o torsione un corpo solido. Egli, puntando la lente sui meccanismi biologici di coordinazione delle risposte di adattamento di un organismo in presenza di un evento negativo, notò un insieme di sintomi tra loro correlati e coerenti. Arrivò così a definire una sindrome generalizzata di risposte, chiamata in seguito “Sindrome Generale di Adattamento” (SGA) o “stress”.
Questa comprende tre fasi: la Reazione di Allarme, la Fase di Resistenza e lo Stadio di Esaurimento.
In seguito Selye indica lo stress come “una risposta non-specifica del corpo a qualsiasi richiesta proveniente dall’ambiente”, in quanto ha lo scopo di favorire un generale adattamento dell'organismo.
In particolare con il termine “non-specifico” si fa riferimento non tanto alla natura dello stimolo, quanto alla sua intensità... quindi sentitevi autorizzati ad essere stressati anche di fronte ad un evento piacevole o gioioso (vi stiamo fornendo un alibi se alla parola "suoceri" non riuscite a mascherare i primi segni di stress!).
Col termine “qualsiasi” invece si pone l’accento su come una stessa risposta può essere causata da stimoli diversi (la SGA può essere attivata non solo da eventi straordinari, ma anche da richieste ambientali solite, purché percepite come intense).
Col termine “qualsiasi” invece si pone l’accento su come una stessa risposta può essere causata da stimoli diversi (la SGA può essere attivata non solo da eventi straordinari, ma anche da richieste ambientali solite, purché percepite come intense).
Un altro nome degno di nota è quello di Lazarus che nel 1966 si focalizza ancora di più sulla percezione del soggetto verso l'ambiente. Include nella sua definizione gli aspetti cognitivi relativi a come la persona rielabora i fattori stressanti. Immaginatelo con il suo affascinante pizzetto mentre pronuncia queste parole: “lo stress sorge quando gli individui percepiscono che non riescono a far fronte in modo adeguato alle richieste che provengono dall’ambiente e che minacciano il loro benessere”.
In quest'ottica il famoso "stimolo nocivo" rappresenta un evento in grado di provocare stress.
Lo potete riconoscere in tre varianti: cataclismi, personali e ambientali. I primi sono di elevata intensità, repentini e coinvolgono molte persone (come ad esempio un attacco terroristico); i secondi fanno riferimento ad eventi percepiti come particolarmente importanti per la vita della persona in questione (come ad esempio un colloquio per il lavoro dei vostri sogni); mentre gli ultimi sono presenti nella routine di ciascuno di noi (ad esempio il classico traffico da ore di punta in tangenziale).
Lo potete riconoscere in tre varianti: cataclismi, personali e ambientali. I primi sono di elevata intensità, repentini e coinvolgono molte persone (come ad esempio un attacco terroristico); i secondi fanno riferimento ad eventi percepiti come particolarmente importanti per la vita della persona in questione (come ad esempio un colloquio per il lavoro dei vostri sogni); mentre gli ultimi sono presenti nella routine di ciascuno di noi (ad esempio il classico traffico da ore di punta in tangenziale).
Ma cari lettori, c'è per voi una buona notizia: non sempre tutto lo stress vien per nuocere!
Ringraziamo Selye che suddivide lo stress tra patologico e non, attribuendo al primo il nome di distress e al secondo di eustress. Quest'ultimo ha il ruolo di preparare l'organismo a difendersi e di concentrare maggiori risorse su uno specifico stimolo (sarebbe un problema se non si attivasse questo prezioso "campanello d'allarme"!).
Lettura prêt à porter:
Feldman, R.S. (2008). Psicologia Generale. Milano: McGraw-Hill.
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