sabato 27 febbraio 2016

Ipnotizziamo lo stress

Scoprite come combattere lo stress con l'ipnosi


Cari lettori, questo post vuole mettere in luce un nuovo modo di combattere lo stress, integrando due strumenti che, a prima vista, sembrano molto distanti tra loro, che sono l’ipnosi e la realtà aumentata (ossia virtuale).
L’ipnosi viene definita come “una procedura durante la quale un professionista o ricercatore suggerisce al cliente, paziente o soggetto di esperire un cambiamento delle sue sensazioni, percezioni, pensieri o comportamenti” (Kirsch 1994).
La realtà aumentata in psicologia rappresenta una tecnologia che combina conoscenze che derivano da discipline molto diverse tra loro, tra le quali l’informatica, l’ingegneria e le scienze umane. Attraverso questa tecnica l’ambiente psicologico reale viene sincronizzato con quello virtuale, tenendo conto sia del tempo che dello spazio in cui si trova.
Alcuni ricercatori hanno pensato di unire questi due strumenti, arrivando a concludere che l’ipnosi condotta con la realtà aumentata mostra molti vantaggi (Kraft and Kraft 2004; Austin, Abbott, and Carbis 2008; Askay, Patterson, and Sharar 2009):
  1. Possibilità di verificare la sensibilità ipnotica delle persone.
  2. Importazione e nell’approfondimento del contenuto ipnotico utilizzando maggiormente i sensi. 
  3. Incorporazione delle immagini provenienti dalle esperienze passate.
  4. l ricercatore è in grado di confrontare le performance ipnotiche dei soggetti grazie alla registrazione di quelle precedenti. 
  5. Le informazioni acquisite attraverso i sensi sono in grado di migliorare la fedeltà dell’immaginazione ipnotica.
Alcuni studi hanno evidenziato che sussistono delle differenze legate al genere riguardo all’ipnosi. Per esempio la suscettibilità ipnotica delle donne è relativamente più forte rispetto agli uomini (Wu and Tai 2008).

E’ stato dimostrato che l’ipnosi condotta tramite la realtà aumentata è molto più efficace nel combattere lo stress rispetto a quella tradizionale.

Ora che conoscete questo nuovo strumento per vincere lo stress, non avete più scuse, non vi resta altro da fare se non cominciare questa nuova avventura per incrementare il nostro benessere!

Lo stress dei papà

Scoprite come la nascita di un bambino possa causare stress anche nei papà


Cari lettori, forse non sapete che quando sta per nascere un bambino, non solo la madre può soffrire di stress, infatti (anche se vi sembra strano) anche il futuro padre può accusare questo disturbo. Ogni gravidanza implica un aumento di responsabilità e un cambiamento dei ruoli all’interno del nucleo familiare (Cowan &Cowan, 2000) e ciò comporta l’insorgenza di stress sia nella donna che nell’uomo. Sono stati individuati alcuni fattori predittivi della comparsa di questo disturbo nelle future mamme e papà: supporto sociale e familiare (Raikes &Thompson, 2005), efficacia genitoriale (Giallo etal., 2012), responsività, attaccamento e presenza di sintomi depressivi (Leigh &Milgrom, 2008). Gli uomini hanno accesso ad un minor supporto e a pochi esempi maschili (H¨ofner,Schadler, & Richter, 2011), per questo mostrano un alto livello di stress (Day &Lamb, 2004). Invece la maggior efficacia e la sensibilità parentale risultano essere collegati ad una diminuzione dell’intensità di stress percepito dai padri (Seymour,Dunning,Cooklin & Giallo, 2014; Widarsson etal., 2013).

Gli uomini manifestano un aumento di stress soprattutto quando sentono che la loro auto-efficacia è bassa o affrontano situazioni nuove per loro, come cambiare il proprio figlio (Giallo etal., 2012). I padri sono meno coinvolti nella cura dei propri bambini nel momento in cui le loro mogli non li ritengono all'altezza del contesto; questo provoca l’insorgenza di stress sia negli uomini che si sentono messi da parte e inutili, sia nelle donne che avvertono tutto il peso sopra di loro (Beitel &Parke, 1998; Navratil-Kline,1984). E’ stato dimostrato che anche i padri possono soffrire di depressione post-partum (Bronte-Tinkew,Moore, Matthews, & Carrano, 2007), questo riduce la dimensione positiva e reattiva delle interazioni padri-figlio (Paulson &Bazemore, 2010).


Cari lettori, è stata “spezzata una lancia” in favore dei futuri papà che, come è stato dimostrato, possono soffrire anche loro di stress da gravidanza. La nascita di un figlio è un evento tanto importante quanto sconvolgente, infatti implica molte volte l’insorgenza di stress, sia per le mamme sia per i papà. Con questo post abbiamo voluto dare una speranza anche agli uomini, cosicché non si sentano più presi in giro quando affermano di essere stressati a causa dei propri bambini.



 
 
Articoli correlati: 

Mamma, che stress!

Parenting stress


Stress e alimentazione

Lo stress può influenzare il nostro modo di mangiare?



Cari lettori, quando ci sentiamo stressati mettiamo in atto diverse tattiche per gestire lo stimolo stressante e tornare nell’equilibrio iniziale. Lo stress è parte integrante della nostra vita quotidiana e come mangiamo in risposta allo stress o quali effetti ha sulla nostra alimentazione può avere diversi risvolti sulla nostra vita.
Nella nostra società le persone che seguono una dieta sono tantissime! Diversi studi hanno dimostrato che in situazioni di stress le persone che si limitano (cioè che seguono una dieta abbastanza restrittiva) abitualmente nel cibo, tendono a mangiare di più ed invece coloro che non si limitano tendono a mangiare di meno (Lattimore et al., 2004).


Uno studio ha indagato le associazioni tra i comportamenti alimentari legati allo stress, il bere e l’obesità ed i fattori predittivi di questo comportamento (Laitinen et al., 2002). I risultati mostrano come l’indice di massa corporea (BMI) era maggiore tra i soggetti che tendevano a mangiare in situazioni stressanti rispetto alle altre persone. Anche il consumo di alcol era maggiore nei consumatori sensibili alle situazioni stressanti. I fattori maggiormente predittivi del comportamento alimentare sotto stress risultano essere diversi in base al genere. Negli uomini i fattori più influenti sono: una lunga disoccupazione, basso livello di istruzione personale o essere divorziati. Tra le donne invece il miglior predittore è stato la mancanza di sostegno emotivo.
I metodi per controllare questo comportamento possono essere diversi. Ad esempio identificare le situazioni più comuni che inducono a mangiare sotto stress potrebbe essere un primo passo verso un controllo maggiore di questo comportamento.


Un'altra ricerca ha ipotizzato che anche le situazioni di stress sociale possano influenzare il comportamento alimentare. In questo studio i partecipanti erano divisi in tre condizioni: inclusione sociale, neutra ed esclusione sociale. In una fase successiva si offriva ai partecipanti del gelato. Sono stati misurati la quantità di gelato mangiato legato allo stress percepito. Nella condizione di esclusione sociale le persone che sono più sensibili allo stress mangiano significativamente di più rispetto agli altri. Al contrario nella situazione di inclusione sociale le persone sensili allo stress mangiano meno rispetto alle altre.
Questi studi rappresentano degli ottimi strumenti per professionisti al fine di individuare gli approcci migliori per trasmettere una buona educazione alimentare.





Lettura prêt à porter:

Sproesser, G., Schupp, H. T., & Renner, B. (2013). Thebright side of stress-induced eating eating more when stressed but less whenpleased. Psychological science.


Articoli correlati:

Donne vs Uomini

Lo stress a centro campo!

Intervista sullo stress nel gioco di squadra


Cari lettori, curiose di andare a bussare anche alla porta del tema dell’ansia e dello stress negli sport di squadra, ci è venuto in mente di far parlare direttamente un giovane giocatore- di basket precisamente- che recentemente è stato scelto dalla SBF (Scuola Basket Ferrara), serie D, come testimonial locale per la propria società.
Ecco a voi nella foto Daniele Costanzelli, nato nel 1997 in provincia di Ferrara.
Ecco a voi l’intervista nella versione integrale, realizzata online!
L: Ciao Daniele, puoi dirci da quanti anni giochi a basket e, attualmente, in che squadra?
D: Ciao a tutti, ho 19 anni e gioco a pallacanestro da quando ne avevo 6. Ho sempre giocato in provincia di Ferrara, per la precisione prima a Bondeno, poi a Ferrara alla 4Torri e ora alla Scuola Basket Ferrara.
L: È molto sentito nella tua città questo sport?
D: Sì... diciamo che è al livello del calcio più o meno.
L: Non male! E siccome il nostro blog parla di stress, ti ritieni un “giocatore stressato”?
D: Raramente. E quando mi ritengo " stressato" è a causa di un mix di fattori, come lo studio, la famiglia e infine la pallacanestro.
L: E per quanto riguarda quelle rare volte..provi maggiore stress prima, dopo o durante una partita?
D: Solitamente prima. La pressione prima di una partita importante è abbastanza forte, chiaramente però sono sensazioni personali che cambiano da giocatore a giocatore.
L: Certamente! E fai qualcosa per cercare di abbassarne la soglia?
D: Ogni giocatore ha i propri riti per calmare l’agitazione, bisogna essere bravi a tramutare questo "stress" in energia positiva. Io spesso, il giorno della partita cerco di liberare la mente e di aumentare al massimo la concentrazione. Per esempio il giorno di un incontro importante cerco di stare attento all’alimentazione, in maniera da arrivare all’ora della partita senza essere in piena digestione. Altre volte dormo per ricaricare le batterie e poi ascolto un po' di musica prima di scendere in campo.
L: Esempi illuminanti! E invece, ripensando alla tua esperienza in generale, hai notato dei cambiamenti nel modo di percepire lo stress e di gestirlo da quando hai iniziato a giocare ad oggi?
Ovviamente tenendo conto che eri praticamente un bambino quando hai iniziato..oltre che più basso di me!
D: Certamente! Sono nato in un paese dove il basket si gioca a livello amatoriale, quindi non c'è l'interesse a far crescere piccoli campioni, bensì si punta sul far amare lo sport ai bambini. All'età di 12 anni ho cambiato società e sono passato alla 4Torri Ferrara. Qui ho attraversato un periodo un po' difficile, non tanto dal punto di vista umano, quanto piuttosto da quello agonistico. Infatti si iniziava ad infondere nei ragazzini uno spirito "combattivo" al quale non ero minimamente abituato. L'importante ora era vincere o almeno provarci. In due anni credo di aver vinto pochissime partite (si possono contare sulle dita di una mano). All’età di 14/15 anni ho cambiato nuovamente società e mi sono "trasferito" alla SBF Scuola Basket Ferrara. Qui ho maturato una crescita fisica (notevole) e mentale che mi ha fatto amare di più lo sport che pratico e mi ha permesso di togliermi qualche soddisfazione. Oggi quindi (13 anni dopo) mi ritengo un giocatore meno soggetto a stress e ad agitazione rispetto a quando ero più giovane.
L: Una descrizione più che soddisfacente! E invece mi racconteresti un episodio, se c’è stato, dove hai percepito che lo stress ti abbia aiutato a vincere una partita?
D: Lo stress diventa un'arma in più quando lo si riesce a trasformare in fame e voglia di vittoria (il cosiddetto agonismo). Recentemente ho giocato contro la 4Torri (la mia ex squadra) in una partita di playoff ed è facile farsi prendere dal panico in situazioni del genere. Piccola parentesi, la vittoria della 4Torri era data per certa- è una squadra fortissima- dove giocano ragazzi molto bravi e futuribili. È stata una partita molto tesa e combattuta che ci ha visti uscire vincitori fuori da ogni pronostico, forse in questo caso se non fossimo stati agitati o "stressati" avremmo perso in maniera schiacciante.
L: Senza dubbio questo è un esempio stupendo! E invece un episodio che vi ha fatto perdere a tuo giudizio soprattutto per colpa dello stress?
D: L’anno scorso, finali regionali, si staccava il biglietto per andare alla fase nazionale. La tensione era alle stelle e siamo usciti sconfitti forse in maniera immeritata, probabilmente a causa  dell'eccesso di tensione e del fatto di conoscere l'importanza della posta in palio.
L: Chiarissimo! E invece puntando i riflettori sugli spalti..quanto ritieni che il pubblico faccia aumentare o diminuire lo stress per te, in qualità di giocatore?
D: Da questo punto di vista sono un giocatore particolare..non sento minimamente la pressione del pubblico! Al contrario, è un fattore che mi spinge a dare tutto. L'unica cosa che sento dagli spalti, e di cui non posso fare a meno, sono le urla di incitamento di mio padre, che probabilmente non ha mai perso una mia partita!
L: La trovo una carica stupenda! E invece, sempre a tuo giudizio, quanto il rapporto con l'allenatore e i compagni influisce sul clima generale nella squadra e poi in campo?
D: Moltissimo! La partita ed i risultati che ne conseguono non sono che uno specchio del rapporto tra i giocatori. Un allenatore, oltre a conoscere lo sport in ogni sua sfaccettatura, deve anche cercare di creare un ambiente che sia il più sano possibile. Così facendo le probabilità di vittoria lievitano.
L: E il vostro allenatore si può dire che vi alleni prestando attenzione anche al punto di vista psicologico?
D: Sì, si impegna molto sotto questo punto di vista. Soprattutto cercando di far crescere la fiducia in noi stessi. Come ho detto in precedenza, con me ha funzionato e gli devo tanto.
L: Una vera fortuna! E invece conosci persone, senza far nomi, che hanno abbandonato lo sport perché non riuscivano a reggere l'ansia o lo stress?
D: Sì, anche ragazzi con doti e capacità sportive fuori dal comune hanno ceduto. Principalmente per i motivi che hai scritto. Purtroppo (e lo saprai meglio di me) non è semplice capire cosa accade nella testa di una persona, però senza dubbio nella maggior parte dei casi c'è un disagio che non si riesce ad estinguere.
L: Chiaro! Ti è capitato invece di sentire di giocatori ad alti livelli che hanno gravi disturbi legati allo stress e all’ansia da partita?
D: Purtroppo, quando si gioca ad alti livelli, è necessario convivere con queste emozioni. Comunque sì, anche a livelli alti c'è chi ha smesso perché non ce la faceva più.
L: Capito. E ora addentrandoci un po’ nel campo della psicologia..tu, nel tuo piccolo, conosci o hai mai sentito parlare della figura dello psicologo dello sport?
D: Sì certo, ma per ora non ho mai avuto il bisogno di andarci.
L: E nel vostro settore, trovi ci siano dei pregiudizi verso tale figura?
D: Ormai ogni tipo di terapia che può migliorare le prestazioni (legalmente), è vista di buon occhio! Io se avessi bisogno non esiterei ad andarci.
L: Mi è piaciuta la parentesi! Perfetto, e come ultima domanda..avresti un consiglio da dare a chi inizia a praticare un gioco di squadra, specie se piccolino?
D: Metterci passione! Passione perché con il passare del tempo si vedranno i risultati e la soddisfazione sarà incredibile!
L: Consiglio stupendo! Grazie mille per la disponibilità Daniele!
D: Di nulla, è stato un piacere!