Intervista sullo stress nel gioco di squadra
Cari lettori, curiose di andare a bussare anche alla porta del tema dell’ansia
e dello stress negli sport di squadra, ci è venuto in mente di far parlare
direttamente un giovane giocatore- di basket precisamente- che recentemente è
stato scelto dalla SBF (Scuola Basket Ferrara), serie D, come testimonial locale per
la propria società.
Ecco a voi nella foto Daniele Costanzelli, nato nel
1997 in provincia di
Ferrara.
Ecco a voi l’intervista nella versione integrale, realizzata
online!
L: Ciao Daniele, puoi dirci da quanti anni giochi a basket
e, attualmente, in che squadra?
D: Ciao a tutti, ho 19 anni e gioco a pallacanestro da
quando ne avevo 6. Ho sempre giocato in provincia di Ferrara, per la precisione
prima a Bondeno, poi a Ferrara alla 4Torri e ora alla Scuola Basket Ferrara.
L: È molto sentito nella tua città questo sport?
D: Sì... diciamo che è al livello del calcio più o meno.
L: Non male! E siccome
il nostro blog parla di stress, ti ritieni un “giocatore stressato”?
D: Raramente. E quando mi ritengo " stressato" è a
causa di un mix di fattori, come lo studio, la famiglia e infine la
pallacanestro.
L: E per quanto riguarda quelle rare volte..provi maggiore
stress prima, dopo o durante una partita?
D: Solitamente prima. La pressione prima di una partita
importante è abbastanza forte,
chiaramente
però sono sensazioni personali che cambiano da giocatore a giocatore.
L: Certamente! E fai qualcosa per cercare di abbassarne la
soglia?
D: Ogni giocatore ha i propri riti per calmare l’agitazione,
bisogna essere bravi a tramutare questo "stress" in energia positiva.
Io spesso, il giorno della partita cerco di liberare la mente e di aumentare al
massimo la concentrazione. Per esempio il giorno di un incontro importante cerco di
stare attento all’alimentazione, in maniera da arrivare all’ora della partita
senza essere in piena digestione. Altre volte dormo per ricaricare le batterie
e poi ascolto un po' di musica prima di scendere in campo.
L: Esempi illuminanti! E invece, ripensando alla tua
esperienza in generale, hai notato dei cambiamenti nel modo di percepire lo
stress e di gestirlo da quando hai iniziato a giocare ad oggi?
Ovviamente tenendo conto che eri praticamente un bambino quando
hai iniziato..oltre che più basso di me!
D: Certamente! Sono nato in un paese dove il basket si gioca
a livello amatoriale, quindi non c'è l'interesse a far crescere piccoli
campioni, bensì si punta sul far amare lo sport ai bambini. All'età di 12 anni
ho cambiato società e sono passato alla 4Torri Ferrara. Qui ho attraversato un
periodo un po' difficile, non tanto dal punto di vista umano, quanto piuttosto
da quello agonistico. Infatti si iniziava ad infondere nei ragazzini uno
spirito "combattivo" al quale non ero minimamente abituato.
L'importante ora era vincere o almeno provarci. In due anni credo di aver vinto
pochissime partite (si possono contare sulle dita di una mano). All’età di
14/15 anni ho cambiato nuovamente società e mi sono "trasferito" alla
SBF Scuola Basket Ferrara. Qui ho maturato una crescita fisica (notevole) e
mentale che mi ha fatto amare di più lo sport che pratico e mi ha permesso di
togliermi qualche soddisfazione. Oggi quindi (13 anni dopo) mi ritengo un
giocatore meno soggetto a stress e ad agitazione rispetto a quando ero più
giovane.
L: Una descrizione più che soddisfacente! E invece mi racconteresti
un episodio, se c’è stato, dove hai percepito che lo stress ti abbia aiutato a
vincere una partita?
D: Lo stress diventa un'arma in più quando lo si riesce a
trasformare in fame e voglia di vittoria (il cosiddetto agonismo). Recentemente
ho giocato contro la 4Torri (la mia ex squadra) in una partita di playoff ed è
facile farsi prendere dal panico in situazioni del genere. Piccola parentesi,
la vittoria della 4Torri era data per certa- è una squadra fortissima- dove
giocano ragazzi molto bravi e futuribili. È stata una partita molto tesa e
combattuta che ci ha visti uscire vincitori fuori da ogni pronostico, forse in
questo caso se non fossimo stati agitati o "stressati" avremmo perso
in maniera schiacciante.
L: Senza dubbio questo è un esempio stupendo! E invece un
episodio che vi ha fatto perdere a tuo giudizio soprattutto per colpa dello
stress?
D: L’anno scorso, finali regionali, si staccava il biglietto
per andare alla fase nazionale. La tensione era alle stelle e siamo usciti
sconfitti forse in maniera immeritata, probabilmente a causa
dell'eccesso di tensione e del fatto di
conoscere l'importanza della posta in palio.
L: Chiarissimo! E invece puntando i riflettori sugli
spalti..quanto ritieni che il pubblico faccia aumentare o diminuire lo stress
per te, in qualità di giocatore?
D: Da questo punto di vista sono un giocatore
particolare..non sento minimamente la pressione del pubblico! Al contrario, è
un fattore che mi spinge a dare tutto. L'unica cosa che sento dagli spalti, e
di cui non posso fare a meno, sono le urla di incitamento di mio padre, che
probabilmente non ha mai perso una mia partita!
L: La trovo una carica stupenda! E invece, sempre a tuo
giudizio, quanto il rapporto con l'allenatore e i compagni influisce sul clima
generale nella squadra e poi in campo?
D: Moltissimo! La partita ed i risultati che ne conseguono
non sono che uno specchio del rapporto tra i giocatori. Un allenatore, oltre a
conoscere lo sport in ogni sua sfaccettatura, deve anche cercare di creare un
ambiente che sia il più sano possibile. Così facendo le probabilità di vittoria
lievitano.
L: E il vostro allenatore si può dire che vi alleni prestando
attenzione anche al punto di vista psicologico?
D: Sì, si impegna molto sotto questo punto di vista.
Soprattutto cercando di far crescere la fiducia in noi stessi. Come ho detto in
precedenza, con me ha funzionato e gli devo tanto.
L: Una vera fortuna! E invece conosci persone, senza far
nomi, che hanno abbandonato lo sport perché non riuscivano a reggere l'ansia o
lo stress?
D: Sì, anche ragazzi con doti e capacità sportive fuori dal
comune hanno ceduto. Principalmente per i motivi che hai scritto. Purtroppo (e
lo saprai meglio di me) non è semplice capire cosa accade nella testa di una
persona, però senza dubbio nella maggior parte dei casi c'è un disagio che non
si riesce ad estinguere.
L: Chiaro! Ti è capitato invece di sentire di giocatori ad
alti livelli che hanno gravi disturbi legati allo stress e all’ansia da
partita?
D: Purtroppo, quando si gioca ad alti livelli, è necessario
convivere con queste emozioni. Comunque sì, anche a livelli alti c'è chi ha
smesso perché non ce la faceva più.
L: Capito. E ora addentrandoci un po’ nel campo della
psicologia..tu, nel tuo piccolo, conosci o hai mai sentito parlare della figura
dello psicologo dello sport?
D: Sì certo, ma per ora non ho mai avuto il bisogno di
andarci.
L: E nel vostro settore, trovi ci siano dei pregiudizi verso
tale figura?
D: Ormai ogni tipo di terapia che può migliorare le
prestazioni (legalmente), è vista di buon occhio! Io se avessi bisogno non
esiterei ad andarci.
L: Mi è piaciuta la parentesi! Perfetto, e come ultima
domanda..avresti un consiglio da dare a chi inizia a praticare un gioco di
squadra, specie se piccolino?
D: Metterci passione! Passione perché con il passare del
tempo si vedranno i risultati e la soddisfazione sarà incredibile!
L: Consiglio stupendo! Grazie mille per la disponibilità
Daniele!
D: Di nulla, è stato un piacere!